Add Smilies

lunedì 23 dicembre 2013

"NON FU AVARA CON ME LA SORTE"




UN UOMO si fece avanti,
un padre di famiglia.
Sul suo volto leggevi l'umiliazione e la paura.
Così parlò al vescovo Ambrogio:

" Vescovo Ambrogio,
   ho bussato a tante porte, ho incrociato
   molti sguardi sorridenti e inflessibili:
   chi darà lavoro a un cinquantenne?
   Stendo queste mani umiliate d'essere inutili:
   chiedo di guadagnarmi il pane lavorando in pace;
   invece eccomi a vivere di pazienza
   e di precaria compassione.
   Mentre la sfacciata opulenza sembra
   rimproverare ai poveri d'essere stupidi o lazzaroni".

  
Così parlò il vescovo Ambrogio:

" Non fu avara con me la vita:
   ho conosciuto la sicurezza che infondono
   le antiche case, dove ogni pietra ricorda
   imprese gloriose degli avi e le mura solide
   proteggono un ragazzo e il suo futuro. 
   Non fu avara con me la vita
   e ho conosciuto la tentazione dell'orgoglio:
   vagando per ore tra frutteti e campi coltivati
   mi sono sorpreso a pensare:
  ' tutto questo ci appartiene,
  fin dove giunge lo sguardo posso dire: è mio!'
  e mi sono sorpreso a compiacermi
  dello sguardo deferente della gente al lavoro.
  Non fu avara con me la sorte:
  non ho conosciuto mai la trepidazione
  sul benessere di domani.
  Eppure un giorno condotto a forza
  dai palazzi del potere a camminare tra la gente
  ho letto negli sguardi l'umiliazione della miseria,
  la rabbia per l'ingiustizia, l'invocazione d'aiuto.
  Ho sentito l'odore della povertà,
  ho visto lo squallore dove piangono i bambini,
  mi ha stretto il cuore il sorriso imbarazzato
  e il dignitoso riserbo
  che non sa chiedere niente e ha bisogno di tutto.
  Allora ho amato la speranza di una nuova fraternità,
  ho sfidato l'azzardo della condivisione
  e non ho ritenuto esagerato che ogni mio bene 
  fosse offerto a chiunque ne avesse bisogno.
  Allora ho alzato il mio grido come un lamento,
  come un'invocazione, come un'invettiva.
  Non mi illudo che l'anima dell'uomo
  sia guarita per sempre dall'avidità di possedere,
  ma invoco che i discepoli di Cristo
  combattano l'idolatria della ricchezza,
  una testa della grande bestia che fa la guerra ai santi.
  Non conosco vie semplici
  per uscire da complicate ingiustizie,
  ma oso pregare che non sia spenta la speranza.
  le energie più vive e le intelligenze più creative
  della nostra gente
  possono inventare percorsi più coraggiosi,
  perchè il benessere non sia un privilegio
  e la ricchezza non sia un idolo
  al quale sacrificare la pace delle famiglie
  e il sorriso dei bambini.
  Non so chi mi ascolterà, ma oso ripetere
  le invettive dei profeti e le parole dure
  di nostro Signore: Guai a voi, ricchi!
  Guai allo sperpero scandaloso che si svolge
  sotto lo sguardo degli affamati!
  Guai al calcolo spietato
  che si approfitta del debole indifeso!
  Guai all'avidità insaziabile che rovina il povero,
  come se volesse abitare da sola tutta la terra!
  Ma tutti voi che cercate lavoro,
  tutti voi che temete il futuro,
  tutti voi che trepidate di un incerto presente,
  non lasciatevi cadere le braccia,
  non rassegnatevi a una inerte attesa,
  non vivete solo di lamenti e pretese!
  La vostra povertà non vi renda meschini
  e insensibili alla povertà degli altri,
  le ingiustizie subite non vi rendano ingiusti.
  La fiducia del Signore e la stima di voi stessi
  sia come sorgente di fantasia e di intraprendenza,
  e siate fieri di accettare la sfida,
  pronti a unire le forze,
  coraggiosi a sostenere la fatica.
  Benedica il Signore le vostre case,
  benedica i desideri buoni.
  Benedica ed esaudisca".

Sant'Ambrogio
(tratto dalla lettera di Natale 1996: Sette dialoghi con Ambrogio vescovo di Milano - di Carlo M.Martini )



   
   

Nessun commento:

Posta un commento